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L'intervento di Maria Frassine, Direttore Generale, e Nicola Corsano, Consigliere nazionale Aifos, presentato il 21 ottobre agli Stati Generali Salute e Sicurezza sul lavoro
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Il caporalato digitale rappresenta una delle nuove sfide per la tutela della salute e della sicurezza sul lavoro. L'utilizzo delle piattaforme digitali ha introdotto nuove modalità di organizzazione delle attività, nelle quali il lavoratore può operare in autonomia apparente, ma all'interno di un sistema che assegna incarichi, definisce priorità e può incidere sui ritmi di lavoro.
In questo intervento, ci soffermeremo su temi legati alla formazione, focus della nostra associazione.
La formazione, infatti, rappresenta uno strumento essenziale di prevenzione, ma deve essere realmente compresa, contestualizzata e applicabile.
Sono due le principali criticità che abbiamo riscontrato con riferimento specifico alla gestione dei lavoratori tramite piattaforme di food delivery o il trasporto merci:
Un primo elemento di criticità riguarda la grande presenza di lavoratori con competenze linguistiche e culturali differenti. La normativa sulla sicurezza richiede che la formazione sia comprensibile ai destinatari, ma nella pratica dobbiamo interrogarci sull'effettiva capacità del lavoratore di comprendere le informazioni ricevute. Nella recente indagine condotta da Aifos “Salute e sicurezza sul lavoro dei lavoratori stranieri in Italia”, realizzata coinvolgendo 396 tra formatori, RSPP/ASPP, consulenti e altri professionisti della salute e sicurezza sul lavoro, la barriera linguistica emerge come uno dei nodi principali. L’81% dei rispondenti ritiene che la scarsa conoscenza della lingua italiana rappresenti un ostacolo “molto” o “moltissimo” rilevante alla formazione sulla salute e sicurezza. Ma alla consapevolezza del problema non corrisponde ancora una dotazione adeguata di strumenti.
Un lavoratore che partecipa a un corso, ma non comprende adeguatamente ciò che viene spiegato, è un lavoratore che rischia di rimanere senza gli strumenti necessari per proteggersi. Non è sufficiente tradurre una dispensa o distribuire materiale informativo. Occorre progettare percorsi formativi che prevedano linguaggio semplice, immagini, video, dimostrazioni pratiche e verifiche dell'apprendimento realmente accessibili. La formazione deve essere adattata alle persone, non possiamo pretendere che siano sempre le persone ad adattarsi a un unico modello formativo.
Vorremmo richiamare un'esperienza professionale maturata alcuni anni fa, quando Aifos ha organizzato un intervento formativo sulla sicurezza stradale rivolto a lavoratori impegnati nelle consegne a domicilio attraverso una piattaforma digitale. L'attività era stata progettata per affrontare i rischi concreti di questa professione. Partivamo da un concetto molto semplice: per un rider la strada non è soltanto un luogo di transito, ma rappresenta il suo ambiente di lavoro. Sono stati affrontati i rischi della circolazione, la distrazione, la stanchezza, le condizioni meteorologiche, la visibilità e la percezione del pericolo. Attraverso alcune brevi esercitazioni si è cercato di far comprendere come l'attenzione possa diminuire e quanto sia facile sottovalutare situazioni di rischio. Questa esperienza dimostra che è possibile costruire una formazione specifica, concreta e vicina alla realtà lavorativa dei rider. Ma ci porta anche a una riflessione: formare il lavoratore al comportamento sicuro è necessario, ma non sufficiente.
Oggi le consegne possono essere effettuate con biciclette muscolari, biciclette elettriche, ciclomotori e, laddove consentito, altri mezzi di micromobilità, come i monopattini. Ogni mezzo presenta rischi differenti che richiedono misure preventive appropriate. Pensiamo alla manutenzione dei freni, all'illuminazione, alla visibilità nelle ore serali, al trasporto dei carichi o alla circolazione con pioggia e scarsa aderenza. A questi fattori si aggiungono l'utilizzo dello smartphone, le indicazioni del navigatore e l'eventuale pressione legata ai tempi di consegna. Il rischio stradale, quando la strada è il luogo nel quale si svolge l'attività lavorativa, deve essere considerato parte integrante della prevenzione aziendale.
Non possiamo limitarci a raccomandare prudenza: occorrono informazione, formazione specifica e condizioni operative coerenti con la sicurezza.
Da queste considerazioni possano emergere tre proposte concrete:
Non possiamo chiedere a un lavoratore di adottare comportamenti sicuri se l'organizzazione del lavoro non gli consente concretamente di metterli in pratica. La sfida non è soltanto formare più lavoratori, ma formarli meglio, verificare che abbiano compreso e creare le condizioni affinché possano utilizzare davvero le competenze acquisite.
È su questo terreno che Aifos, attraverso la propria esperienza nella formazione e nella prevenzione, può offrire un contributo concreto. Perché la sicurezza non si misura soltanto dalla formazione erogata, ma dalla capacità di trasformare quella formazione in comportamenti e condizioni di lavoro realmente sicuri.
Aifos - Associazione Italiana Formatori ed Operatori della Sicurezza sul Lavoro
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