/ News / Approfondimenti / Interventi e commenti
Dalla performance art di Marina Abramovich lo spunto concettuale per un "manifesto della sicurezza" che ci fa riflettere sul delicato e precario equilibrio tra tecnologia/digitalizzazione ed essere umano nei luoghi di lavoro.
Contributo a cura di Silvia Toselli, Responsabile area grafica e Immagine di Aifos e formatrice
Rossella Cammise, studentessa dell’Accademia di Belle Arti Santagiulia di Brescia, per il suo manifesto proposto al concorso “Manifesti per la Sicurezza”, prende come coraggioso riferimento un’opera di Marina Abramovich, la gigantessa dell’arte contemporanea.
Marina e Ulay, nel caso specifico di questa performance, 12 anni di sodalizio artistico e di intenso e travagliato rapporto amoroso, nelle loro opere mettono in gioco i propri corpi, creando potenti metafore su molti aspetti riguardanti l’essere umano: il corpo, l’energia, il rapporto tra le persone, i vincoli, la vulnerabilità, la mortalità.
Il “gioco” con i corpi è serio, la performance art di Abramovich richiede allenamento mentale (entrambi si affidarono spesso a meditazione e ipnosi), allenamento fisico, precisione, resistenza, provocando spesso conseguenze sui corpi degli artisti a volte calcolate, altre inaspettate, perché è nell’azione che si svolge il tutto, lì, davanti al pubblico, a volte con il pubblico stesso in interazione, in una commistione tra arte e realtà, laddove l’acting teatrale non è più recitato, è reale, è vita stessa.
Rest energy è un’opera di arte performativa di Marina Abramovich e Ulay, messa in atto nel 1980 (National Gallery ok Ireland - Dublino). La performance “Rest energy” durava 4 minuti 20 secondi, un ‘eternità se pensiamo alla tensione insopportabile che innesta la performance. “Rest energy” è la rappresentazione più estrema della precarietà fiducia. Marina reggeva un grosso arco dorato, e Ulay ne tendeva la corda, reggendo con le dita la base di una freccia puntata sul suo petto. Una freccia vera. Un petto vero.
Abramovich racconta: “Eravamo entrambi in uno stato di tensione costante, ciascuno tirando dalla sua parte, con il rischio che, se Ulay avesse mollato la presa, avrei potuto trovarmi con il cuore trafitto.”
“Nel frattempo, al nostro petto era attaccato un piccolo microfono, di modo che il pubblico sentisse il battito amplificato dei nostri cuori”.
Se la narrazione di Abramovich in quest’opera parte soprattutto da sé stessa e dal proprio rapporto con Ulay, la stessa contrapposizione maschile/femminile, interpretata in ottica di genere e soprattutto di violenza di genere, mantiene ancora, a distanza di più di 40 anni, un messaggio tristemente attuale.
Gli artisti veicolano cultura, tramite l’arte, con un linguaggio eterno ed universale.
Aifos, nel coinvolgere gli studenti dell’Accademia Santagiulia nel concorso “Manifesti per la Sicurezza”, chiede loro uno sforzo analogo: assimilare un concetto di safety (in particolar modo quelli proposti dalle Campagne europee "Ambienti di lavoro sani e sicuri”) e, tramite la grafica, trasformarlo in messaggio. Ed è questo che fa in modo lucido Rossella, un’artista, una giovane donna, che racconta il proprio messaggio tramite un’artista, un’altra donna.

Per Rossella la silhouette femminile rappresenta l’essere umano e il lavoro svolto dall’essere umano, mentre la parte che nell’opera originale sarebbe maschile è sostituita da un insieme di simboli di tecnologia: strumenti, device, connessioni, robot, ecc.
La posizione dei due elementi suggerisce in modo immediato chi prevarica e chi subisce, ma uno sguardo attento comprenderà che tutto dipende dall’equilibrio tra le due parti. Un equilibrio delicato e precario, dunque, quello tra tecnologia/digitalizzazione ed essere umano, una sorta di eterna sospensione.
Il claim spicca chiaro sopra all’immagine crea un’altra contrapposizione, che rinforza quella dei due soggetti principali: la mano contrapposta all’arco.
Rossella commenta: “La frase "Tendi la mano, non l’arco" è stata scelta per esprimere la volontà di creare una connessione armoniosa e collaborativa tra l’uomo e la tecnologia”. E ancora: “C’è la necessità e l’urgenza di creare un legame sano e sicuro tra i due elementi, considerando la fragilità dell’equilibrio tra essere umano e tecnologia, più solido e consapevole.”
Queste riflessioni, così come le due opere visive qui proposte in parallelo, ci regalano un pensiero in costante divenire, aperto in una direzione positiva, a dimostrazione di quanto si possa apprendere dalle giovani generazioni e dal mondo delle arti visive.
Nella vostra organizzazione e nei vostri comportamenti, quali azioni tendono la mano e quali, invece, tendono l’arco?
Orario di apertura
Dal lunedì al venerdì
9.00 - 12.00 | 14.30 - 17.00
Tel. 030 6595031
Aifos - Associazione Italiana Formatori ed Operatori della Sicurezza sul Lavoro
25123 Brescia, c/o CSMT Università degli Studi di Brescia - Via Branze, 45
Tel 030.6595031 - Fax 030.6595040 | C.F. 97341160154 - P. Iva 03042120984
Privacy - Cookies Policy - Gestione segnalazioni-whistleblowing
Il sito utilizza cookie tecnici, ci preme tuttavia informarti che, dietro tuo esplicito consenso espresso attraverso cliccando sul pulsante "Accetto", potranno essere installati cookie analitici o cookie collegati a plugin di terze parti che potrebbero essere attivi sul sito.